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Sabato 23 settembre 2017 ore 02:15
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le tradizioni

 

Questo temietitura-042rritorio da sempre antropizzato fin dal paleolitico come testimoniano gli scavi effettuati presso la grotta preistorica dell' Uzzo, conserva ancora le tracce del sodalizio dell'uomo con la terra .
I frassineti, i mandorleti, gli oliveti, i resti di vigneti ormai inselvatichiti, gli alberi da frutto dai sapori antichi, un tempo fonti di sussistenza degli uomini che abitavano questi luoghi, fanno parte ormai del paesaggio agrario.

La palma nana (Chamaerops humilis) che oggi è il simbolo della Riserva, rappresentava un tempo unitamente all'ampelodesma la   maggior fonte di reddito. Infatti, oltre ad   essere utilizzata per confezionare manufatti per uso quotidiano   (borse, stuoie, corde, cappelli, scope, ventagli per attizzare il fuoco ecc.), le foglie raccolte nel periodo estivo venivano vendute alla fabbriche di crine dei paesi limitrofi e commercializzate in tutta Europa. Mentre l'ampelodesma veniva venduta alle tonnare per costruire le reti.

Lo zingaro nell'ottica della rivalutazione delle tradizioni nei pianori di Borgo Cusenza ha seminato antiche varietà di grano (biancolilla, russia, tumminia, bilì).
In autunno il terreno viene arato con l'aratro di legno tirato dal mulo. In inverno si semina il grano. A fine giugno primi di luglio avviene la mietitura: la falce messoria è la protagonista di questo evento. Impugnata dai mietitori che per l'occasione hanno rispolverato i ricordi, la sapienza antica e tutti gli attrezzi impiegati in questa fase del raccolto.

All'occorrenza viene preparata nel punto più ventilato del campo ed è il luogo dove avviene con gli zoccoli dei muli che girano sempre in tondo, incitati dai canti e dai richiami dei contadini la battitura delle spighe. Il grano verrà messo in un grosso “crivo” (setaccio) che poggia su un treppiede per la cernitura.

Il mulino di pietra pazientemente girato macinerà i chicchi dorati. Tutto questo è frutto di duro lavoro. Ma è pure una grande festa, oggi come un tempo. Festeggiamo preparando il pane cotto nel forno a legna . La tradizione vuole condirlo con olio e origano. Un grosso quantitativo di spighe viene lasciato, per essere manipolato e intrecciato da abili artigiani, che con la loro perizia e fantasia riescono a creare dei veri capolavori.
Sempre al Borgo Cusenza sono stati ripresi il vigneto e il frutteto. Lungo le contrade del sentiero costiero sono state riprese gli oliveti. Recupero di grande prestigio è stata la rivalutazione dei frassini da manna abbandonati negli anni '50. Recuperati a partire agli inizi del 2000. adesso vengono intaccati annualmente nel mese di agosto con una discreta produzione di manna.

 

La scuola dell'intreccio delle fibre vegetali è il fiore all'occhiello del recupero delle tradizioni. Abili intrecciatori lavorano la palma nana, la canna e l'ulivo, il giunco, la ferula e gli steli di grano. I manufatti prodotti sono in esposizione presso il centro visitatori della Riserva.

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