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Giovedi 23 febbraio 2017 ore 03:26
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borgo cusenza

 

Chiamato oggi impropriamente Borgo Cusenza, questo luogo era già citato da Cordici (1586-1666) come "Bagghiu di l'Acci" e così recitava:Non ha eguali nostro territorio che renda la carne del bestiame che ivi pascola più dolce al gusto di questo fego (feudo). Sotto vi si sprofonda una caverna sotterranea spaziosissima con culatura d'acqua, che gocciolando si impetrano e ne rimangono le candele a guisa di cera bianca attaccata al letto.
img borgo cusenzaSi ha notizia che questo luogo fu abitato dalla famiglia Cusenza di San Vito Lo Capo già nel 1820 (Vincenzo Cusenza) ma forse si può risalire a data più antica. Questo borgo veniva chiamato Bagghiu di l'Acci per il vicino Monte Acci ( 829 m.) e gli abitanti prendevano il soprannome di accialori. In tempi più remoti, e fino al 1920/30 i Cusenza abitavano il borgo per tutto l'arco dell'anno. Dopo fu abitato solo stagionalmente, infatti le donne e i bambini salivano da San Vito al Borgo nel periodo estivo e si fermavano fino al mese di dicembre, periodo di semina del grano. Anche gli uomini finita la semina scendevano in paese a turno per non lasciare il borgo incustodito e salivano ogni qual volta si doveva svolgere il lavoro nei campi. Solo i pastori erano stanziali. Nel borgo abitavano circa 14 famiglie per un numero complessivo di circa 40 persone fra donne e bambini. Era una società patriarcale improntata all'autosufficienza.

I coltivi: frumento, avena, sulla, fave. Sommacco, frassino, vigna. Palma nana e Ampelodesma che fornivano il maggior reddito. Pochi ortaggi come: pomodori, zucchine, cipolle. Tutti i tipi di frutta: gelso, melocotogno, pero, melo, fico e fichi d'india di ottima qualità e senza semi.

L'acqua: a circa un chilometro e mezzo dal Borgo c'è un abbeveratoio dove si può leggere la data 1696, utilizzato solamente per dissetare il bestiame al pascolo in quanto lontano dalle case. Sfruttavano invece un pozzo nel panoro davanti le case chiamato "chianu puzzu" per abbeverare i muli e gli ortaggi. Nel canale dell'Acci (Canalone di mastro Peppe Siino) c'è una fontana dove andavano a prendere l'acqua per bere caricando i muli con le quarantine (bottacci di legno col tappo). Andavano all'acqua anche due volte al giorno. Questa fontana era utilizzata anche dalle donne per lavare la biancheria. Per detersivo usavano la cenere ottenuta dalle pale di fichi d'india ( cladodi) secchi che veniva insaccata e filtrata.

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