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Questo territorio da sempre antropizzato fin dal paleolitico come testimoniano gli scavi effettuati presso la grotta preistorica dell'Uzzo, conserva ancora le tracce del sodalizio dell'uomo con la terra.
I frassineti, i mandorleti, gli oliveti, i resti di vigneti ormai inselvatichiti, gli alberi da frutto dai sapori antichi, un tempo fonti di sussistenza degli uomini che abitavano questi luoghi, fanno parte ormai del paesaggio agrario.
La palma nana (Chamaerops humilis) che oggi è il simbolo della Riserva, rappresentava un tempo unitamente
all'ampelodesma la maggior fonte di reddito. Infatti, oltre ad essere utilizzata per confezionare manufatti per uso quotidiano (borse, stuoie, corde, cappelli, scope, ventagli per attizzare il fuoco ecc.), le foglie raccolte nel periodo estivo venivano vendute alla fabbriche di crine dei paesi limitrofi e commercializzate in tutta Europa.
L'antico legame tra l'uomo e la terra oggi è testimoniato
dal Museo della Civiltà Contadina della Riserva
dello Zingaro, mentre l'altrettanto importante sodalizio tra
l'uomo e il mare viene ricordato con il Museo delle
Attività Marinare. 
Il Museo delle Attività Marinare

Il Museo della Civiltà Contadina
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IL RITO
DELLA MIETITURA NEL BORGO CUSENZA
Nell'ambito della rivalutazione delle tradizioni nel territorio dello Zingaro che si prefigge la direzione. Si svolge già da alcuni anni a
Borgo Cusenza, la semina e il raccolto del grano con Metodi tradizionali.
In autunno il terreno viene arato con l'aratro di legno tirato dal mulo. In inverno si semina il grano scegliendo fra le varietà antiche (biancolilla, russia, tumminia, bilì). A fine giugno primi di luglio avviene la mietitura: la falce messoria è la protagonista di questo evento. Impugnata dai mietitori che per l'occasione hanno rispolverato i ricordi, la sapienza antica e tutti gli attrezzi impiegati in questa fase del raccolto.
L'aia preparata nel punto più ventilato del campo, è il luogo dove avviene la battitura delle spighe con gli zoccoli dei muli che girano sempre in tondo, incitati dai canti e dai richiami dei contadini . Il grano insaccato e trasportato verrà messo in un grosso crivo che poggia su un treppiede per la cernitura.
Il mulino di pietra pazientemente girato macinerà i chicchi dorati. Tutto questo è frutto di duro lavoro. Ma è pure una grande festa, oggi come un tempo. Festeggiamo preparando il pane cotto nel forno a legna che appena sfornato inonda la stanza di un odore irresistibile. La tradizione vuole condirlo con olio e origano. Un grosso quantitativo di spighe viene lasciato, per essere manipolato e intrecciato da abili artigiani, che con la loro perizia e fantasia riescono a creare dei veri capolavori.
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